Perfumum. I profumi della Storia in mostra a Torino

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Un affascinante percorso che dall'Antichità arriva fino ai giorni nostri esplorando l'evoluzione del profumo e del suo significato. Una mostra a Palazzo Madama di Torino che espone chicche e rarità.


Dall’Antichità greca e romana fino al Novecento. Più di duecento oggetti esposti, tra oreficerie, vetri, porcellane, affiches e trattati scientifici. Si tratta di Perfumum. I profumi della Storia, un affascinante racconto sull’evoluzione e la pluralità dei significati del profumo in mostra a Palazzo Madama di Torino fino al 21 maggio 2018.

L’esposizione, curata da Cristina Maritano, conservatore di Palazzo Madama, e allestita in Sala Atelier, presenta oggetti appartenenti alle collezioni di Palazzo Madama e numerosi prestiti provenienti da musei e istituzioni torinesi. Importante anche il contributo di realtà nazionali, così come fondamentale è stata la collaborazione con il Musée International de la Parfumerie di Grasse (Francia) che, insieme a una preziosa selezione di opere, ha messo a disposizione gli apparati multimediali sulle tecniche della profumeria.

Infine, il contributo di molti collezionisti privati ha permesso di radunare un’ampia selezione di flaconi del Novecento. Fra questi appassionati, anche Gianni Bertetti, titolare della Profumeria Elide, uno dei riferimenti storici nel panorama olfattivo di Torino. A lui Allure ha chiesto di commentare il percorso della mostra, soffermandosi su alcune tappe salienti e sui nomi da non lasciarsi sfuggire.

“A decretare la fine della profumeria di Corte, conosciuta come 'del fazzoletto', fu la Rivoluzione Francese, che chiuse il periodo della monarchia definitivamente. La nuova maniera di profumarsi, tramite la vaporizzazione delle essenze, emerse durante l’Esposizione Universale di Parigi: una vera rivoluzione. Da quel momento in poi, nacquero in Francia i grandi capolavori della profumeria moderna, che ancora adesso ricordiamo: nel 1882 Houbigant Fougere Royale, nel 1889 Jicky Guerlain. E poi fu la volta dei padri della profumeria moderna, come François Coty, che usava molte note agresti, speziate, balsamiche e resinose. Suo è il famoso Origan del 1905. Jacques Guerlain, che in tutte le sue creazioni ha messo gusto e raffinatezza, si ispirò a Coty con L’heure bleu. Ernest Daltroff, molto influenzato dai suoi viaggi e dalla pittura moderna, fu il creatore di tante fragranze di Caron, tra cui il mitico Tabac Blonde 1919. Henry Almeras, di cui poco si sa riguardo la sua formazione, ha firmato creazioni per D’Orsay, ma la più famosa fu Amour Amour per Jean Patou. Anche Jean Carles fu un genio dell’organizzazione della creazione, sapeva usare con maestria tecniche che avevano la finalità di realizzare una fragranza perfetta. E ancora Ernest Beaux, che lavorava da Rallet e creò Bois des Iles, Gardenia e Cuir de Russia per Chanel, e Germaine Cellier, creatrice di miti come Bandit e Fracas per Robert Piguet”.

Tante dunque  le chicche esposte in sala, non solo per il valore storico e innovativo della fragranza, ma anche per l'importanza del packaging in termini di evoluzione di immagine: “esposti in mostra – continua Bertetti – sono estratti racchiusi in bottiglie preziose di cristallo baccarat, o in vetri molto più austeri, appartenenti alla profumeria italiana, a cui io sono molto affezionato. GiViEmme, Satinine, Spuma di Sciampagna, marchi ormai scomparsi ma che segnarono la crescita del settore nel dopoguerra”.

A completamento della mostra, l’Associazione culturale torinese Per Fumum, fondata da Roberta Conzato e Roberto Drago, ha organizzato una rassegna di incontri internazionali sulla cultura dell’olfatto rivolta a tutto il mondo degli appassionati della profumeria. (Per ulteriori informazioni contattare info@perfumumtorino.com).

Inoltre, per calare meglio i visitatori nello spirito della mostra, il creatore di fragranze Luca Maffei ha firmato degli odori-profumi ispirati alle collezioni storiche del museo del periodo romano, medievale, rinascimentale e barocco che vengono diffusi nelle sale del Palazzo.
 
La mostra vuole raggiungere un obiettivo ambizioso, che ben sintetizza Gianni Bertetti: “È importante soffermarsi sul valore delle creazioni olfattive, il jus racchiuso nei flaconi è come l’inchiostro, serve a scrivere le storie. E conoscendo la storia si potrà capire quanto nel passato c'era già il futuro”.