Il Naso e le blogger - La nascita di un jus

Il Naso e le Blogger

Un incontro nato dalla volontà di Giovanna Mudulu, direttore di Allure, per avvicinare i professionisti del settore alle beauty blogger. E in particolare a quelle che si affacciano al mondo della cosmetica e della profumeria.


In questo incontro, il Naso Luca Maffei di Atelier Fragranze ha raccontato come nasce un profumo: dal brief con il cliente al campione finito. E ha creato un vero e proprio jus, in due varianti.

Come nasce la formulazione di un profumo? Quali sono le suggestioni da cui farsi guidare e quali le regole da cui non si può prescindere? A queste e a molte altre domande ha risposto il giovane naso Luca Maffei, figlio d’arte, in un incontro che lo ha messo di fronte a dieci beauty blogger. Marina Donato, Grace Eva Francesca, Marica Mario, Eleonora Milano, Simona Oliva, Laura Portomeo, Ilaria Previati, Eliana Ruffoni, Katia Sabato e Noemi Sartori hanno portato la loro voglia di imparare e la loro curiosità per una giornata che non è stata un semplice momento formativo ma un vero e proprio workshop interattivo.

Il concept prima di tutto L’appuntamento si è tenuto a fine anno 2014 in Atelier Fragranze a Milano, l’esclusivo laboratorio dove vedono la luce raffinati jus, destinati alla profumeria tanto commerciale quanto di nicchia. E si è aperto con uno scorcio su quello che è il lavoro “quotidiano” dell’atelier, per “spiegare passo passo che cosa facciamo e come lo facciamo”. Questo l’incipit del racconto di Luca Maffei, che ha condotto le blogger in un percorso che, normalmente, comincia con un brief. “Noi lavoriamo con le aziende, sono i brand a fornirci le informazioni. Iniziamo facendo riunioni preliminari con il marketing, per capire che cosa si vuole sviluppare e in che modo. Perché un profumo può essere ottimo, ma se ha un’immagine non coerente con il marchio non va bene. È solo quando si sono chiariti tutti gli aspetti del concept che si inizia a pensare a che tipo di nota sviluppare”.

A questo punto interviene la memoria olfattiva del naso profumiere, alla base della creazione della formula di ogni profumo. “Quando un naso scrive o immagina la fragranza che vuole comporre, più o meno ha già idea del risultato finale”. Le materie prime che si hanno a disposizione? Sono circa un migliaio (in Atelier Fragranze ne vengono impiegate più di 800, naturali o di sintesi, tutte certificate), ma “ciascun Naso ha le sue preferite, 300/400 che utilizza più di frequente. E se con le 7 note si creano infinite melodie, provate a immaginare con 300 materie prime quanto può cambiare l’aspetto olfattivo…”. Una varietà decisamente ampia, quindi, limitata però da due aspetti fondamentali: “il budget e le normative di legge”.

Immaginata la fragranza e scelti alcuni accordi, si comincia a realizzare un campione del profumo con alcune regole precise: “Testa, cuore e fondo devono essere uniti, in un’evoluzione naturale della fragranza. Mai un elemento si deve sentire maggiormente rispetto a un altro. Altrimenti significa che non sono armonizzati”. Dalla platea nasce spontanea una domanda: quante prove si fanno per creare una fragranza? Luca sorride: “Non ci sono tappe precise, è tutto basato sulla sperimentazione e si va avanti finché non si arriva a un risultato. Per alcuni jus si arriva fino a 50 prove, altri progetti si abbandonano anche per qualche mese”.

Esperienza in laboratorio
Così termina la parte più teorica dell’incontro e le blogger sono accompagnate nel laboratorio, dove le 800 materie prime sono affiancate ad alcune basi “segrete” dell’Atelier, e alle bilance di precisione, fondamentali per ottenere esattamente il profumo desiderato. È qui che prenderanno vita due varianti olfattive di una fragranza, partendo da una base fiorita/acquatica che si compone di note esperidate in testa, da un bouquet di fiori bianchi nel cuore e da accordi muschiati sul fondo. Si è scelta questa base, spiega Luca, perché “è molto moderna, e come tale molto richiesta del mercato. Da questa, vediamo come sfumare o dare connotazioni olfattive differenti, simulando il fatto che il brand che ci ha commissionato il profumo debba ancora decidere se dedicarlo a una donna più giovane e dinamica oppure più adulta con la fragranza dalle sfumature calde, ricche e nobili”.

Mentre le partecipanti all’incontro sentono la base, una digressione diventa obbligatoria e Luca Maffei chiarisce alle blogger come ogni profumo si componga di vere e proprie “sinfonie di accordi”, che vengono convenzionalmente suddivise in tre sezioni in un’immaginaria piramide olfattiva. “Le note di testa si avvertono al primo impatto, subito dopo aver vaporizzato il profumo, poi compaiono le note di cuore, che caratterizzano la fragranza. Per ultime si sentono le note di fondo, le uniche a essere ancora percepibili dopo circa un’ora e mezza e che possono durare anche più di un giorno”. Tra le molte domande che pongono le blogger, anche quella sull’importanza dell’alcool nella composizione di un profumo: “È fondamentale” è la riposta “perché si tratta del veicolo con il quale si propaga la fragranza”.

Due variazioni, una fragranza
Qui l’incontro diventa tecnico, con l’aggiunta delle diverse note alla base: “Ogni goccia pesa circa 0,02 grammi, bisogna essere estremamente precisi”. La prima variante che si va a creare conferisce alla base una connotazione fruttata, per ottenere una fragranza vivace e piena di brio. Le note che Luca Maffei va ad aggiungere sono l’Osmanto, nota di cuore fiorita con un sentore fruttato e morbido che richiama l’albicocca, l’Essenza di Davana, nota di testa con una sfumatura fruttata di pesca, e l’Assoluta di Carota, nota di cuore dalla sfumatura fruttata e legnosa. Inoltre, vengono aggiunte al composto anche delle molecole sintetiche, che servono per completare la fragranza: il Cassis Base, perfetto per accompagnare il Davana nelle note di testa smorzandone l’intensità, e il gamma-Decalactone, una nota gourmand che nel cuore completa la dolcezza dell’Osmanto. Ogni nota viene prima sperimentata dalle blogger per poterla poi individuare nel profumo. Il risultato finale è un’Eau de Parfum concentrata al 18%, femminile ma fresca e ironica.

La seconda fragranza che si va a creare assume invece una sfumatura più calda grazie all’Essenza di Rosa di Taif, nota di cuore molto intensa e avvolgente che differisce dalla Rosa Damascena per un sentore più “agrumato”, il Patchouli e l’Ylang-Ylang del Madagascar, note di fondo che ampliano il carattere della fragranza, e la Betulla, la cui parte affumicata va ad accompagnare le note di testa, mentre la parte legnosa si va ad avvertire sul fondo. Indispensabili anche in questo caso alcune note sintetiche: la Vanillina, che andrà ad addolcire il fondo, e insieme all’Ambrarome della base donerà una connotazione orientale alla fragranza; l’Indolo, una sorta di gelsomino canforato perfetto per “animalizzare” la creazione; il Muschio Chetone, nota di muschio molto intenso; infine il Silvanone, un muschio sintetico poco odoroso ma perfetto per legare la base. La composizione che ne risulta, un’Eau de Parfum Chypre concentrata al 18%, è armoniosa e ben strutturata, molto diversa dalla precedente, ma altrettanto intrigante e apprezzata.

Spazio alle domande
Vedere il Naso all’opera ha entusiasmato le partecipanti all’incontro che, a creazioni ultimate, hanno rivolto a Luca Maffei numerose domande. Si è così scoperto che il primo brand italiano a creare una fragranza con il proprio nome è stato Krizia, seguito da Armani, che la fragranza più venduta nel 2013 è stata Chanel n°5, ma soprattutto che il percorso formativo per diventare Naso Profumiere è lungo (le scuole durano tre anni, e soltanto i migliori vengono poi affiancati da un tutor per un periodo che può durare anche 5 anni) e che per affrontarle serve una buona dose di tecnica. Ma soprattutto che per potersi avvicinare a questa professione servono quattro caratteristiche fondamentali: creatività, passione, umiltà e predisposizione.