Dalla cipria ai filtri chimici

Dalla cipria ai filtri chimici

Sole con cautela oppure bagni di sole? Ogni anno il consumatore viene bombardato da una raffica di messaggi spesso contraddittori che generano confusione e, nelle giovani mamme, una profonda apprensione per la salute dei propri piccoli.


Che il sole sia una potente fonte di energia è noto da secoli: fondamentale per la vita sulla terra, per vedere gli oggetti e coglierne i colori, per l’accrescimento armonioso delle nostra struttura ossea. Ma è soltanto nella seconda metà del XX secolo che si è alzato un forte grido d’allarme sulla pericolosità di alcuni raggi solari per l’aumento dei melanomi (tumori cutanei a esito mortale) e, in misura più innocua, per l’incidenza dei raggi Uva sul foto invecchiamento.

Gli studi oggi si orientano anche a lunghezze d’onda maggiori, per valutare la possibile nocività della luce visibile e infrarossa. Sono studi che coinvolgono i trattamenti cutanei, essendo la pelle la prima protezione dal sole, e sviluppano una importante cosmetologia scientifica, che vede protagonisti i filtri solari in grado di bloccare, in modo selettivo, i raggi nocivi. I filtri sono sostanze altamente regolamentate dai tre importanti blocchi legislativi: Stati Uniti, Comunità Europea e Giappone. Comprendono molecole organiche (i filtri chimici) e inorganiche (i filtri fisici quali il biossido di titanio): cattive le prime, nell’immaginario collettivo, buone le seconde e adatte per tutti. Alti valori di protezione, cioè Spf oltre 30, richiedono alte concentrazioni di filtri chimici uniti a filtri fisici, dei quali si sta valutando con grande attenzione l’impatto cutaneo.

Secondo il Regolamento Europeo CE 1223/2009, nelle etichette dei cosmetici deve essere evidenziata l’eventuale presenza di nano particelle, potenzialmente attive sul sistema immunitario cutaneo: tra queste i filtri fisici di ultima generazione, piccolissimi, trasparenti e diffusi nei prodotti di protezione solare. Un’ulteriore problema, oggetto di studi clinici, è la potenziale inibizione della sintesi di vitamina D, fondamentale per le ossa, se la cute è protetta con filtri che bloccano l’energia solare in grado di attivarne la formazione nel nostro corpo.

I nuovi studi si rivolgono soprattutto alla protezione quotidiana, con la scoperta che esiste una dose di raggi solari definita sub-eritematogena, non percepita ma in grado di danneggiare il Dna cellulare, riducendo le capacità di autoriparazione cutanea. Sono danni da esposizione continua, misurabili sperimentalmente, che si accumulano durante la pausa caffè al sole, il panino all’aperto o una semplice passeggiata anche nei mesi con poco sole. Da qui l’importanza della protezione quotidiana offerta dai prodotti cosmetici, attraverso un uso consapevole e costante, come ben sapevano le nostre nonne che si proteggevano con grandi cappelli, con maliziose velette e con spolverate sapienti e ripetute di cipria, la vaporosa miscela di filtri fisici, profumata e sensoriale che costituiva la cosmetologia solare dei tempi passati.